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Bob Krieger: non chiamatelo fotografo.....


listen it it Bob Krieger: non chiamatelo fotografo.

Meglio “artista fotografo”, dice.
La fotografia è un mezzo, ma può diventare arte. Può.
Bob Krieger, nella sua vita ha raccontato la nascita del pret-a-porter  sulle più grandi testate di moda italiana (Vogue e Harper’s Bazar Italia per il quale è stato anche art director) e ha lavorato per i più grandi stilisti, da Armani (che ha fotografato per una famosa copertina di Time) a Moschino, a Krizia, e altri. Vive a Milano e di questa città dice che ha perso l’entusiasmo che imperversava negli anni di nascita del pret-a-porter.
Lo incontro in occasione di un workshop intitolato “Quando il fotografo diventa artista”, appunto, e la giornata si apre con alcune fotografie di moda.


Prima foto: una donna con un cappotto bianco, “un banalissimo cappotto bianco” (dice Krieger), che la fotografia ha reso speciale.
Seconda foto: ancora un soprabito che “avrebbe avuto un taglio pesante” ma è stato reso frivolo e femminile dalla fotografia.
Nella foto di moda si mescolano con uguale importanza: abito, modella, scatto fotografico. Ognuno di questi non può fare a meno degli altri due. I fotografi di moda possono “truffare” a volte, facendo sembrare un abito ciò che non è.
La fotografia di moda, racconta Krieger, è Americana. E’ lì che nasce il ritocco: “si possiedono una serie di colli, di mani, …” applicabili al soggetto fotografato.
Terza foto: ritrae Linda Evangelista. In quegli anni le modelle erano delle “dive”, erano presenze camaleontiche. Oggi è diverso, si tratta di ragazzine molto giovani…
Proponendogli un paragone tra un servizio di moda di vent’anni fa con una modella “diva” protagonista della scena, e un servizio attuale con scenografie trasgressive come protagoniste e modelle con funzione accessoria, dice che si tratta di una tendenza del momento. Probabilmente un giorno si tornerà alla modella protagonista e classicamente bella.
Per Krieger, la moda è un riproporsi anche nelle collezioni: tutto torna, con alcune modifiche, ma si tratta pur sempre di riproposte.
Si parla di eleganza, di come sia raro vedere uomini eleganti. Pensando ad oggi, Krieger cita solo Lapo Elkann, che ha ereditato l’eleganza dal nonno. Oggi si mescolano capi eleganti a jeans, c’è più libertà, ma alla fine conta ciò che si è. L’abito è una maschera, un coprirsi, come dice Carlo Bo.
A un certo punto della sua carriera, Bob Krieger ha deciso di “scoprire” i suoi soggetti: ha abbandonato la fotografia di moda per dedicarsi a quella di nudo. La nudità è stata oggetto di due libri, pubblicati negli Anni ’90 “Metamorfosi in bianco e nero” e “Anima nuda”.

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