“Da quando ho la reflex digitale, ho più letto per documentarmi che fotografato”. E’ a questo pensiero che, venerdì scorso, sono uscito sul tardo pomeriggio armato di 50mm e 55-200mm (finora inutilizzato sul campo). Destinazione: molo grande del porto della mia città.
Mi apposto sulla parte alta in muratura che offre la vista su entrambe i lati dell’area portuale: da una parte ci sono i soliti irriducibili corridori di fine giornata, dall’altra qualche sparuto pescatore, tra cui questo signore in jeans e camicia a quadri che di caratteristico non ha proprio nulla. Mi incuriosisce, però, la cura che ci mette per innescare l’amo: sembra quasi assorto in una profonda riflessione esistenziale.

Appena sulla destra, dopo circa un anno dal suo attracco, ecco l’imbarcazione di fortuna con cui un imprecisato numero di clandestini ha raggiunto le coste calabresi in cerca di fortuna. Il mezzo che li ha portati in “terra promessa” è ancora lì, un po’ arrugginito ma sempre variopinto. Chissà che fine avranno fatto i passeggeri… “E’ una terra di accoglienza, la mia, nonostante tutto”, mi dico. Le luci del giorno si fan sempre più fioche, troppo basse per l’eccessiva focale che ho montato sulla mia D40; e così entro in macchina, innesto il più luminoso 50mm e mi dirigo verso la Lega Navale.
Dagli scogli del braccio più a sud del piazzale turistico, piazzo il cavalletto in posizione stabile e inizio a sperimentare diverse inquadrature. Intanto il crepuscolo incombe sulle prime luci della città.
Quando il buio è totale, mi concentro sulla resa dei riflessi increspati in mare: luci assortite e suggestive che sembrano ridar vita a una città che sta piano piano morendo. “Forse solo nell’oscurità della sera si può scorgere qualcosa di veramente incontaminato, qui”. Rifletto così, tristemente, incantato dalla bellezza di quei colori che sembrano non appartenere a una città dove tutto si sta ingrigendo… Intanto le mie gambe iniziano a risentire della posizione non comodissima assunta sugli ammassi di arenaria che mi fanno da appoggio.

Mi giro verso il lanternino rosso e… altre luci attirano la mia attenzione. Cambio di poco postazione e riprendo a scattare. Il brusio dei gruppetti di adolescenti risuona nell’aria. La serata è piacevolmente mite. Tutto sembra sereno e scintillante, come l’effetto a raggiera delle fonti puntiformi di luce reso dal nitidissimo obiettivo che sto utilizzando. Vorrei restasse tutto così. Ma so che, purtroppo, la luce di un nuovo giorno tornerà presto a mostrarmi lo stato di abbandono della mia città…