“Ma sta stoffa e' blu o celeste Anto'?” “Boh, tie' namo alla finestra a vede' mejo, ar sole... 'o vedi che e' celeste no?”
“eh, Anto'...fai presto te a di...poi vie' a signora, 'a vede co sta luce de sta lampadina e dice che e' blu'...”
“ ho capito, tu fajela vede 'n finestra allora...”
“ e si dommani quanno a signnnora vie' piove? E quella magara a vede verde Anto'...”Hihihih...chissa' quante discussioni simili...mia nonna (sarta) andava a comprare le stoffe e il commesso zelante le faceva vedere i colori uscendo dal negozio, alla luce del Sole...ma mia nonna (senza sapere troppo di tecniche di illuminazione e fotografia) se sceglieva la stoffa per un vestito da sera, o da gala', voleva vederla con le lampade del negozio....
Insomma, stiamo parlando di un metodo che ci consente di avere un riferimento numerico pressoche' assoluto sul colore della luce: misurarle la temperatura.
Si prende un termometro, se la luce e' piccolina si scopre il sederino e poi....
No no, non si puo' fare cosi con la luce... Ma allora che diavolo e' sta “temperatura colore”? Come si misura?
L'idea generale, nasce da osservazioni fisiche e colpi di genio.
perchè' il fuoco che brucia nel camino, pur se prodotto da legno di tutti i generi, ha piu' o meno ha lo stesso colore? E la brace della pipa pure? Cosa c'e' in comune tra la brace della pipa (o della sigaretta) e il fuoco del camino? Non certo il materiale (provate a fumarvi un ramo di quercia...) e neanche nelle dimensioni (fatevi una bruschetta con la sigaretta accesa...).
E allora? Cosa c'e' in comune?
La temperatura!!!
Geniale. La definizione esatta, (scientifica per una volta in questi miei deliranti scritti) di temperatura colore e' questa:
E' la temperatura reale alla quale deve essere scaldato un corpo nero per assumere quel dato colore.Ohhhh! Non e' che mo' andate tutti a “scaldare” una bella modella di colore per dimostrare l'enunciato eh?
Non mi riferisco a “quel” corpo nero!!!
Non e' complicato, anzi. Qualunque corpo “nero” (il filamento della lampadina alogena spenta e' pressoche' un corpo nero) riscaldandosi produce fotoni (ma questo oramai lo sappiamo) piu' si scalda e piu' di frequente ne usciranno. E piu' cresce questa frequenza di “sgancio” dei fotoni, piu' la luce diventa rossa, gialla, bianchina, bianchissimaaaaa, azzurrina....bluuuuuuu.....
E vale per qualunque cosa, e qualunque tipo di combustione.
Se guardate con attenzione la fiamma di una candela, vi accorgerete che ci sono delle zone “colorate” diversamente: la parte piu' rossa, vicino allo stoppino, e' la piu' fredda, ma e' anche la piu' calda. Quella esterna e' la piu' calda, e cioe' la piu' fredda...
“Ahooooo!!!, ma che stai a di'???...Che te sei bevuto???”Ehehhe..si avete ragione. E' che l'italiano e' una lingua difficile e ingenera un sacco di confusione.
Quando un umano (non un fotografo eh...) parla di luce “fredda”, se non si contestualizza la frase, l'umano potrebbe voler dire almeno tre cose:
Una luce bianchissima, come quella del flash, addirittura azzurrina, come il cielo terso;
Una luce con una temperatura di colore bassa, e quindi una luce di colore rossastro;
Una LAMPADA “fredda” cioe' che scalda poco, come una lampada fluorescente, o un led che non si scalda affatto.
In genere pero', per luce fredda si intende ovvia la prima ipotesi. Ma perchè' diavolo si chiama luce fredda se per generarla devo scaldare moltissimo il filamento della lampada per fargliela emettere??? Dovrebbe quella fredda chiamarsi calda e viceversa...
Avete ragione. E' che ci si rifa' sempre agli elementi naturali per “battezzare” le cose, e per esplicare le nostre sensazioni... Il nostro cervello associa al fuoco (temperatura colore molto bassa) un senso di calore...e al ghiaccio, alla neve (temperatura di colore altissima) un senso di freddo...
Che confusione...e allora perchè' la neve e' fredda, anzi ghiacciata, se abbiamo appena detto che occorre scaldare un corpo nero per farlo apparire bianco???
Vero...mi spiego meglio: occorre scaldare un corpo nero per fargli raggiungere quello specifico colore (il bianco della neve, ad esempio) ma la neve non e' un corpo nero...
Le cose, gli oggetti, appaiono di quello specifico colore perchè' la loro materia si comporta come una spugna. Assorbe un po' di colori, solo alcuni altri no: la “risultante” la somma di quelli riflessi e' quello che percepiamo noi come colore.
Il nero, li assorbe in egual misura tutti. Beone.
Il bianco li riflette tutti. Schizzinoso.
Ok. Ma allora che ci facciamo con questa cosa della temperatura?
Oh molto semplice: ci cataloghiamo i colori!
La temperatura colore e' espressa in gradi Kelvin. Per complicarci la vita, immagino...
Potrebbe essere espressa pure in gradi centigradi, ci sarebbe piu' familiare. Ma tant'e' il sistema universale prevede i gradi Kelvin. Ora voi avete un potente computer no? La formula per avere l'equivalente in gradi centigradi dai Kelvin, e' complicatissima ma ve la illustro:
C= K + 273,15
beh non e' poi cosi complicata...scherzavo, si puo' fare quasi a mente. Insomma 0 gradi centigradi sono 273,15 Kelvin.
Non ci serve a molto saperlo salvo che per curiosita' : quando parliamo di una lampada ad incandescenza che emette luce con una temperatura colore pari a 5500 gradi kelvin, stiamo dicendo che il filamento viene scaldato fino a circa 5300 gradi centigradi!!!!
Azz, se brucia... e poi vi lamentate se durano “solo” 1000 ore....vorrei vedere voi....
In realta' ad esempio, le lampade a scarica sono molto piu' fredde in generale. E' il gas contenuto all'interno che emette luce di colore bianco, ma senza scaldarsi cosi' davvero. E' nella natura del gas: cosi come la neve, di suo e' bianca a zero gradi centigradi, lo Xeno ionizzato e bianco, anche se a “soli” 800 gradi centigradi.
La correlazione esatta tra temperatura colore e temperatura fisica, esiste solo partendo da un corpo solido e nero ( e non ripensate alla modella di colore di prima, diavolacci !!! )
Ok. forse vi ho convinto. Ma per essere un efficace strumento di misura del colore, devo misurarla sta temperatura. E come si fa a misurare la “temperatura colore” della neve ad esempio?
O del flash? O della lampada fluorescente?
Si usa uno strumento (oggi elettronico) ma che una volta era mooolto semplice: il colorimetro.
Era costituito da un tubicino, tipo un canocchiale, e all'interno c'era posizionato un filamento.
Il filamento veniva collegato elettricamente e alimentato tramite una manopola graduata. Si portava questa specie di canocchiale all'occhio e attraverso di esso si osservava il filamento, sovrapposto al colore da “campionare”. Muovendo la manopola si scaldava il filamento, sempre di piu', fino a non distinguerlo dalla zona di colore prescelta.
A quel punto, quando il filamento avendo assunto lo stesso colore del fondo era indistinguibile, si leggeva sulla manopola che temperatura indicava,et voila'.
Semplice ed efficace. Mhhh... e che c'entra tutto questo con la fotografia?
Eh gia'...dobbiamo tornare all'inizio della storia...
Quando illuminiamo un oggetto per vederlo, o per fotografarlo, lui si “beve” tutti i colori, meno alcuni la cui risultante e' quello che vediamo. Ma quello che vediamo noi e' il risultato appunto, la somma, tra il colore riflesso dall'oggetto e il colore della luce che lo illumina: la sintesi tra i due. (fisici e puristi, non vi arrabbiate eh! e' per farmi capire...)
A scuola vi facevano mescolare gli acquerelli per ottenere un colore diverso no? Uff a me si e non mi riusciva mai... Ma il concetto e' simile.
Il che significa che la stessa scena, illuminata con una lampada a incandescenza e poi successivamente con una alogena, ci apparira' diversa. Vedremo “dominanti” di colore diverse. Piu' rosse, nel primo caso, e piu' bianche e “slavate” nel secondo.
Lo stesso monitor del computer e' soggetto a questo fenomeno. Un normale monitor LCD e' composto da uno schermo che “genera” i colori per trasparenza. Li vediamo perchè' questo schermo (il pannello lcd appunto) viene retroilluminato da due o piu' lampade. E queste lampade, come tutte, hanno una loro “temperatura colore”. Se vengono lasciate allo stato “brado”, la stessa fotografia vista su monitor differenti, avra' toni di colore diversi. E' per questo (anche per questo) che molti di voi “tarano” il monitor, con vari sistemi, i piu' fortunati e spendaccioni con un colorimetro elettronico.
Sulla macchina fotografica digitale vale lo stesso principio: il sensore e' un animaletto mansueto e addomesticato...ma dobbiamo dirgli, fargli sapere quale sia la temperatura colore della nostra fonte luminosa, affinche' lui sia fedele. Puo' farlo anche lui stesso, in modo del tutto automatico su alcune macchine, ma il piu' delle volte glielo si comunica manualmente, con un menu piu' o meno semplice da utilizzarsi.
Ed e' un gran vantaggio: gli estimatori della pellicola a colori sanno bene che non c'e' un menu per “tarare” la pellicola per la luce che si desidera utilizzare. Era il costruttore della pellicola che decideva questo parametro a priori. Ed e' anche per questo che esistevano le pellicole per luce diurna (tarate cioe' per restituire un bianco naturale se quel bianco veniva illuminato da una sorgente a 5000 kelvin) oppure per luce interna (che restituivano un vero bianco se questo veniva illuminato a 2700 Kelvin).
Sulle macchine piu' costose, oltre alle tarature preimpostate esiste anche la possibilita' di variazioni fini, o addirittura di poter “misurare” il bianco naturale, campionando una superficie bianca illuminata dalla sorgente di luce desiderata. (Domiad ha descritto molto bene questa procedura, qui nel forum).
Ovvio che tarando il sensore (virtualmente) e facendo in modo che lui sappia come deve essere il “bianco” in quel momento, anche tutti gli altri colori appariranno fedeli. Il bianco viene usato come campione, ecco perchè' la temperatura colore in fotografia e' anche detta “temperatura del bianco” e i cameraman ancora oggi dicono di “fare il bianco” quando tarano una telecamera che ne ha bisogno.
Sui manuali di istruzione ci sono sempre delle tabelle esemplificative. Inoltre, potrebbe essere simpatico utilizzare delle tarature “sbagliate” per ottenere degli effetti gradevoli: provare col digitale costa molto poco no?
Fate attenzione: la resa dei colori, per l'occhio e in fotografia, e' anche stabilita dalla quantita' dei colori “emessi” dalla sorgente luminosa. Semplificando molto, se utilizzassimo una lampada rossa per illuminare un foglio bianco, questo apparira' rosso, perchè' poverino, il foglio riflettera' solo quello di cui dispone...e cioe' il rosso!
Il parametro per misurare il numero dei colori emessi dalla sorgente luminosa si chiama IRC e cioe'
l'indice di resa cromatica. Il valore massimo (il sole) e' dato pari a 100.
Una buona alogena ha un IRC simile a quello del Sole o poco meno.
Uno degli argomenti piu' dibattuti sui forum e tra i fotografi e' proprio questo:
“ma de che...a lampada ar neon...e che... mica se po fotografa' co a lampada ar neon...”Non e' vero, se si intende per lampada al neon la fluorescente. Questa ultima, e le migliori a basso consumo, hanno un IRC pari a 80. Il che significa che emettono tutti i colori visibili, salvo alcuni che tanto neanche il nostro sensore vede bene. Quindi non solo e' possibile usarle ma e' auspicabile, proprio in virtu' del fatto che “consumano” meno energia elettrica a parita' di luce emessa.
“Anto'....ma mo' 'a sta signora io come jelo spiego de sta storia dei colori e de sta temperatura?...”Dall'album della famiglia Lampa: Alva ha il morbillo, chissa' che temperatura di colore aveva poverino...
La Famiglia Lampa Alva ha il morbillo!