Eccoci qui a disquisire su uno che e' tra gli oggetti più' diffusi nelle nostre case, per le vie, nella nostra vita, e talmente “comune” che nel tempo ha assunto una standardizzazione tale che la ritrovate uguale in tutto il mondo! Neanche la pizza napoletana ha avuto lo stesso successo. Provate a guardarvi intorno e cercarne una, anzi provate a vedere quante ce ne sono intorno a voi:
La Lampada ad incandescenza.
Ebbe grande lungimiranza un docente francese, Erasmus Wilson, che nel 1889 all'esposizione di Parigi disse la storica frase: “Finita questa mostra di luce elettrica non sentiremo più' parlare....”
La storia della nascita la conosciamo tutti, per grandi linee. Magari certi retroscena un po' piccanti (non fu proprio Edison a inventarla, anzi...anche un italiano ne ha il merito, ma di lui si parla poco...cercate Alessandro Cruto in rete o su wikipedia).
Edison pero' ebbe il merito di renderla usabile, la lampadina, creando parte delle infrastrutture necessarie, come le centrali elettriche e le linee di trasmissione dell'energia elettrica). Un grande imprenditore.
E tra l'altro, escludendo il fuoco, non fu neanche la prima fonte luminosa elettrica, in realtà'.
Ma tant'è', e' la più' pratica da utilizzarsi ed e' divenuta la più' comune.
Comunque sia, evitando di rendere noiosa la lettura, il principio di funzionamento e' moooolto semplice. (N.d.A.: mi scuso con i tecnici, userò termini non proprio corretti, ma chiari.)
Si costringe, con artifizi e convincimenti di vario genere, a far “scorrere” una quantità' di corrente elettrica in un sottile filo metallico, talmente elevata per il suo grado di sopportazione, da farlo inc...zare talmente tanto da renderlo incandescente per lo sforzo e la rabbia di essere costretto a farlo! Semplice no?
Un po' come se ci costringessero a trasportare un cassa stracolma di Nikon D3X da una parte all'altra e correndo, con la promessa di regalarcene una alla fine della fatica. Insomma saremmo allettati dall'idea, ma dopo qualche viaggio sudati e rossi come capre...
Perché' questo succeda (vale sia per la lampadina che per le casse di Nikon) e' raccontato da uno dei principi fondamentali della termodinamica, che spiega tutto quello che ci circonda, salvo perché' ci facciamo sempre incastrare da una donna (per le donne che leggono, non vi arrabbiate ma e' cosi'..), e successivamente spiegato dalla legge di Ohm, che non e' solo una sigla, ma il cognome dello scienziato che l'ha esemplificata.
Il principio, col quale rendere incandescente un filo elettrico era comunque noto già' molto prima dell'avvento della lampadina. Il problema era che dopo un po' il filo fondeva (sublima in realtà'..il termine e' romantico, ma provate a dirlo al filamento) , e il gioco finiva.
Ci volle molto tempo a risolvere la questione, che e' ancora solo parzialmente risolta, ma insomma, oggi le lampadine hanno una durata decisamente alta, rispetto ai pochi secondi delle prime nate...
Una premessa, che servirà' avanti:
Le lampade vere e proprie si dividono in sole due grandi famiglie:
Le Lampade ad incandescenza e le Lampade a Scarica in un gas.
Da relativamente poco, si sta affacciando una terza famiglia, quella dei LED, ma ne parleremo con calma.
Prima della prossima “puntata”, e per rendere “avvincente” la lettura (hihihihiiiihihi), sfatiamo qualche leggenda:
-Il filamento non e' di tungsteno (che e' un minerale naturale) ne di wolframio (che e' un materiale composto) ma da una miscela di minerali metallici la cui “formula” e' come quella della Coca Cola. Assssssolutamente segreta!
-Nelle lampadine non c'è' il “vuoto”, anzi! Sono in leggera sovrappressione rispetto al mondo! All'interno c'è' una miscela di gas inerti (cioè' che non si incendiano e non favoriscono la combustione).
-Le lampadine non “esplodono” quindi, salvo alcune particolari lampade delle quali parleremo e che per questo hanno un doppio vetro di protezione.
-Il filamento e' lungo anche qualche decina di metri.
-Nei “neon” il neon non c'e' manco a cercarlo col lumicino.
-La “temperatura colore” e' veramente una temperatura, e potrebbe essere espressa anche in gradi centigradi, come la febbre che ci assale quando vediamo della polvere sul prezioso sensore della nostra preziosa macchina.
-La luce “fredda” non e' affatto fredda, anzi e' la più' “calda” di tutte.
-Le lampade fluorescenti (i “neon”), non sono sempre a luce “fredda”.
-Nelle lampade fluorescenti, ci sono ben 2 filamenti come quelli della lampadina.
-Nelle “quarzine” il quarzo non c'e'.
-Le lampade “alogene” se utilizzate con un “dimmer” cioe' con un regolatore di intensita' luminosa tenendole ad una potenza molto ridotta, durano meno che se lasciate stare in pace e accese a piena potenza.
-Non si viene scomunicati se si tocca una “quarzina” con le dita.
-Le lampade fluorescenti, e tutte quelle a “scarica”, si spengono e riaccendono un certo numero di volte al secondo. Se siete sfortunati, scattando una foto ad un soggetto illuminato da una lampada fluorescente e in certe condizioni, non si vedrà' nulla...non ve la prendete con la Nikon, semmai con l'Enel.
Bene. Per oggi, basta! Ma se avete voglia di leggere ancora, ecco un estratto da un testo che utilizzo spesso (citato da Gianni Forcolini per le ed. Hoepli), leggermente più' tecnico...ma non troppo.
“Le lampade comunemente denominate a incandescenza sono a tutt'oggi le sorgenti di luce artificiale più diffuse al mondo, dopo aver subito molteplici perfezionamenti tecnologici durante il secolo abbondante che ci separa dall'anno 1879 in cui Thomas Alva Edison presentò la sua prodigiosa invenzione al pubblico convenuto a Menlo Park, nel New Jersey (USA). In realtà, Edison, senza togliere alcun merito all'eccezionale talento di inventore e alla straordinaria capacità di organizzatore del lavoro collettivo di ricerca, sfruttò con consumata abilità i risultati di studi ed esperimenti sull'emissione luminosa di filamenti percorsi da corrente elettrica, condotti da numerosi ricercatori a partire dai primi anni del diciannovesimo secolo. Nonostante la lunga e continua evoluzione tecnologico del prodotto, il principio di funzionamento è rimasto sostanzialmente immutato: un metallo lavorato con procedimenti industriali e ridotto a sottilissimo filamento, inserito in un bulbo di vetro in cui è praticato il vuoto spinto e di cui si è provveduto al riempimento con una determinata quantità di gas inerti, è attraversato da corrente elettrica, continua o alternata, vicino al punto di fusione del metallo, con emissione di radiazioni luminose, insieme ad una quota cospicua di radiazioni infrarosse e ad una piccolissima quantità di radiazioni ultraviolette. Il cuore della sorgente è il filamento metallico che oppone resistenza al transito della corrente elettrica. Il materiale di cui è costruito è stato oggetto di pazienti ricerche allo scopo di elevarne quanto più possibile il potere emissivo e la durata. L'adozione dei metalli, che doveva rivelarsi definitiva, si diffuse solo dopo la prima decade del nuovo secolo, a causa degli alti costi della lavorazione in carenza di tecnologie produttive adatte. Quando il metallo accumula, per effetto Joule, molto energia termica, inizia ad assumere rilevanza il fenomeno della sublimazione, il cambiamento di stato fisico da solido a vapore. Il vapore del metallo liberatosi tende a condensarsi, tornando così all'originario stato solido, a contatto con le superfici relativamente più fredde, come la parete interna del bulbo di vetro da cui è circondato. Le minute particelle metalliche che si depositano ombreggiano il bulbo, cagionando l'assorbimento di una quota della radiazione emessa dal filamento incandescente. Si verifica il caratteristico annerimento del bulbo, con il conseguente decremento dell'efficienza luminosa della sorgente. Gli atomi volatilizzati riducono la sezione trasversale del filamento, rendendolo sempre più fragile. La sublimazione, pertanto, è all'origine anche di una decurtazione della durata della lampada. E allora, largo a quegli animaletti che vivono cosi' bene attorno ai 1000 gradi centigradi...gli alogeni....
Ne parleremo.
P.S. Per cio' che riguarda la normativa, (lampadine che non si possono commercializzare) sapro' essere preciso piu' avanti, sto attendendo "lumi" da una voce ufficiale.
Nella foto: Dario e Dina Lampa, rimembrano le loro calde giornate passate in compagnia degli amici fotografi....
La Famiglia Lampa La storia di una famiglia illuminata...