CITAZIONE (fotofreak @ Mar 14 2010, 05:46 PM)

1) Domanda banale ma necessaria (forse anche un po’ da imbecilli ma tanto sapete che a volte mi perdo in un brodo di giuggiole): Se dal barilotto evinciamo la profondità di campo, come riusciamo invece a calcolare la distanza tra noi e il soggetto? A occhio e croce o c’è un modo nella macchina che non ho ancora probabilmente capito per poterlo dedurre?
Se ti riferisci ad obiettivi come questo:

La distanza di messa a fuoco è quella indicata dal pallino nero, 1m in questo caso.
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2) Ti quoto l’articolo “Nel fare un ritratto quindi la scelta di un tele più spinto può effettivamente aiutare a sfocare di più lo sfondo.
Altro articolo sul tema qui.” Il fotografo però qui esprime un pensiero un po’ diverso dal tuo e in contrasto se ricordo bene con quello che aveva scritto Alkol75 in un altro topic.
Se infatti nelle sue prove lo sfuocato sul fondo rimane invariato o quasi a differenza della focale che utilizza è solo perchè mette a fuoco (il gremlin ) in un piano vicino o comunque entro i 5-6 metri, mentre invece nella domanda che in calce all’articolo Bill gli pone sullo sciatore da fotografare il tizio gli risponde che è invariato usare il 200 o il 300. Secondo quello che scrivete a me partirebbe un bel colpo di tosse...poiché se è vero che il gremlin è abbastanza vicino per tutte le focali che si utilizzano, lo sciatore quindi il punto di fuoco si sposta pù in lontananza quindi si dovrebbe avere una differenza di profondità di campo tra una focale e l’altra giusto?
Da questo grafico

Si nota come a rapporto di riproduzione costante e a distanze abbastanza grandi (come detto maggiori di 1/4 della distanza iperfocale alla focale minore) la profondità di campo è simile, ma per l'obiettivo a focale minore si estende più dietro e meno; questo equivale ad uno sfondo maggiormente sfocato con la focale maggiore e questo vale tanto di più quanto maggiore è la distanza dello sfondo.
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3) Quando si dice che la profondità di campo si estende x 1/3 davanti e 2/3 dietro non si riferisce ai tele giusto? Visto che poi come hai indicato tu quando dici “In particolare si nota che alla focale maggiore la profondità di campo si estende di più davanti che dietro, quindi a parità di rapporto di ingrandimento e diaframma un teleobiettivo tenderà a sfocare di più lo sfondo (esperienza diffusa), ma meno ciò che si trova tra noi ed il soggetto.”
No vale per qualunque focale, ma per distanze diverse.
Oltre a quanto detto appena sopra e riprendendo la già mostrata figura

La sezione nitida dietro il punto di messa a fuoco è ampia circa come quella anteriore per distanze piccole, poi aumenta ed ad un certo punto è il doppio, ma continua a crescere, tanto che alla distanza iperfocale (circa 15m nel caso della figura) la zona nitida anteriore è pochi metri (da poco più di 7 a circa 15 nella figura), mentre quella posteriore è infinita: altro che 1/3 - 2/3

Nota dove i rapporti sono 1/3 - 2/3 nella figura: 5m circa una distanza di lavoro abbastanza convenzionale. Abbastanza diversi i valori possono essere per focali e aperture diverse, ma a distanze di lavoro convenzionali capita che il rapporto tra la profondità di campo si estenda circa 1/3 davanti e 2/3 dietro.
Quando ti avvicini molto al soggetto (es. in macro fotografia) invece è esperienza comune che la PdC si estenda metà davanti e metà dietro, come ti può confermare il solito grafico.
Attenzione quindi a dare giudizi affrettati perché non solo la PdC dipende da focale, apertura e distanza, ma anche la sua distribuzione davanti o dietro al soggetto è funzione di questi parametri.
Nella pratica quotidiana non ci si trova ad impazzire con questi conti ad ogni scatto, ma ci si abitua a lavorare entro scenari conosciuti per esperienza, quelli a cui io volevo in qualche modo portare la mente.
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4) Leggendo quello che hai scritto sul micro/macro, mi è venuta una domanda: quindi anche avere una apertura di diaframma di 2.8 con conseguente luminosità è irrilevante per un obiettivo come il 105, visto che per avere a fuoco oggetti così infinitesimali bisogna puntare a f alti.
Un obiettivo come il 105 2.8 si comporta benone come medio tele luminoso, quindi oltre che come macro può essere usato ad aperture elevate con soddisfazione.