La fotografia, si sa, è una rappresentazione bidimensionale della realtà. Come un dipinto, rappresenta una situazione di compromesso che condiziona l'autore, ma gli offre anche una imperdibile occasione di imporre una sua
interpretazione del mondo.
L'approccio tipico del fotografo alle prime armi consiste nel mettere al centro del fotogramma il soggetto che desidera ritrarre e scattare, le moderne macchine fanno il resto e spesso, grazie ai loro automatismi, offrono comunque una rappresentazione convincente di ciò che il fotografo voleva documentare. Con questo approccio si rischia però di rinunciare a dare alla foto un carattere unico e personale, come solo una
composizione curata può contribuire a dare.
La composizione di una foto è costituita da un insieme notevolissimo di parametri (e quindi scelte del fotografo) che costruiscono l'impronta della foto. Di queste la
Profondità di Campo (PdC) è uno dei più rilevanti, in quanto grandi sono le possibilità di intervento offerte al fotografo sul modo di rendere una scena, potendo nella maggior parte di casi costruire rappresentazioni completamente diverse.
Il tema che propongo non riguarda tanto la teoria della PdC che potete leggere su questo forum
qui o
qui oppure su
Wikipedia meglio se
in inglese, ma gli aspetti pratici da cuarare nelle foto di tutti i giorni.
In quali situazioni pratiche avremo una PdC estesa ed in quali ridotta?
Come si può prevedere il risultato finale senza ricorrere a calcoli complicati o tabelle grandi come lenzuoli?
Quali sono i criteri per adottare scelte corrette?
Lungi dal pretendere di fornire risposte esaustive e definitive alle domande citate, proviamo a fare alcune considerazioni
pratiche.
Tanti sono i siti che riportano formule e tool per il calcolo della PdC. Uno dei più famosi è
DOF Master